Le emozioni accompagnano la vita quotidiana di ciascuno e sono centrali nell’interazione con l’ambiente, rendendo il nostro percorso individuale unico e dandogli quell’aspetto “magico” che caratterizza le nostre vite.
Cos’è l’emozione?
Partendo dal concetto che le risposte emotive non seguono soltanto la logica conseguenza delle azioni e degli eventi che le generano, si può definire l’emozione un comportamento di risposta ad uno stimolo esterno determinato da delle motivazioni profonde. Un esempio può essere la risposta di evitamento/fuga ad una situazione percepita come minacciosa, che attiva una sensazione di paura.
Citando Antonio Damasio, è bene ricordare che la ragione non è pura come alcuni ritengono che sia, che i sentimenti e le emozioni non sono degli intrusi entro le mura della ragione, ma potrebbero essere intrecciati nelle sue reti, per il meglio e per il peggio.
Sono le primordiali costruzioni affettive, che guidano e orientano il comportamento di ognuno, guidano verso il raggiungimento di determinati obiettivi ostacolando o favorendo il raggiungimento dei medesimi.
Le emozioni a volte possono far paura e vi può essere la tendenza a non ascoltarle, nascondersi da esse, alzando delle difese contro quello che potrebbe andare a inficiare un ordine, un controllo prestabilito, perdendosi la parte più vera della vita.
Una situazione, un evento viene archiviato nella memoria grazie all’investimento emotivo ad esso rivolto, in quanto il sentimento, il colore, il tono di un particolare evento diventano l’input capace di imprimere nella mente della persona il ricordo di una specifica situazione carica di emotività.
Anaffettività e alessitimia
Può accadere che non si riesca a provare né ad esprimere affetto in situazioni in cui vi dovrebbe essere una componente emotiva significativa. Una vera e propria mancanza di emozioni che fa vivere una vita interiore senza colori, in cui rientrano i disturbi dell’anaffettività e dell’alessitimia:
L’anaffettività è un sintomo che impedisce di provare e di esprimere le proprie emozioni non per una mancanza di sentimenti, ma per la paura di venire feriti come probabilmente era accaduto in passato. La persona per difendersi ed evitare una sofferenza tende a mettere da parte la componente emotiva della propria esistenza, investendo solo sugli aspetti materiali della vita o su piacere momentanei, che non comportino coinvolgimenti emotivi.
Un dare rilievo ai contenuti materiali e narcisistici della propria vita evitando relazioni intime e a sua volta evitando il coinvolgimento emotivo-affettivo, che ogni relazione implica. Una tendenza a vivere la vita per le “cose” e per “l’immagine” anziché per la vita e la felicità, trattando anche le persone come se fossero degli oggetti da usare per i propri benefici e da scartare quando non servono più.
Alessitimia significa letteralmente “non avere le parole per le emozioni”, un termine coniato negli anni 70 per indicare un disturbo delle funzioni affettive e simboliche, che rende sterile e incolore lo stile comunicativo delle persone con disturbi psicosomatici.
Si caratterizza dall’incapacità di descrivere e interpretare i propri e altrui sentimenti; distinguere gli stati emotivi dalle percezioni fisiologiche; individuare le cause delle proprie emozioni e manifestare comportamenti affettivi in maniera occasionale e spesso in momenti inappropriati. Le persone, che soffrono di alessitimia apparentemente sembrano ben inserite nella società, ma hanno una postura rigida e tendono ad avere esplosioni di collera e pianto incontrollabili, di cui non riescono a fornire una spiegazione.
Questo perché, anche se hanno un’adeguata attivazione fisiologica in presenza delle emozioni, hanno una ridotta capacità di riorganizzare gli elementi che caratterizzano la loro esperienza corporea in una rappresentazione mentale intrapsichica (Parker, Taylor 1993).
Conclusione
Sia per quanto riguarda l’anaffettività, sia per l’alessitimia vi è la presenza di una significativa difficoltà nella sfera emotiva, che va a incidere in maniera negativa nell’incontro con l’Altro oltre che nell’incontro con se stessi.
Un percorso psicoterapeutico può essere utile per percorrere la propria storia e ritrovare il punto in cui le emozioni si erano arrestate e sciogliere quel nodo, che non permette di proseguire il proprio percorso di crescita individuale.