La parola autostima deriva dal termine “stima”, che rimanda alla valutazione e l’apprezzamento di se stessi e degli altri ed è un processo soggettivo e duraturo che porta il soggetto a valutare e apprezzare se stesso tramite l’autoapprovazione del proprio valore personale fondato su autopercezione.
Cos’è l’autostima?
La prima definizione del concetto di autostima si deve a William James, il quale la concepisce come il risultato dal confronto tra i successi che l’individuo ottiene e le aspettative che si era prefissato.
Una valutazione che l’individuo si dà di se stesso, in un certo senso un giudizio personale derivante dalla domanda “Cosa penso di me?” “Quanto mi amo?”.
In seguito viene anche inserito l’ambiente in cui l’individuo vive e come le interazioni con gli altri siano importanti per definire la propria autostima rappresentando una valutazione riflessiva di ciò che le altre persone pensano di noi.
Come si sviluppa l’autostima?
La nostra autostima comincia a svilupparsi e a prendere forma intorno ai 5 anni di età e vi sono tre processi centrali che influenzano la valutazione che l’individuo fa di se stesso:
- il giudizio degli altri: le opinioni che gli altri hanno di noi influenzano la percezione che abbiamo di noi stessi;
- il confronto sociale: valutiamo noi stessi mettendoci in relazione con chi ci circonda, confrontando le nostre caratteristiche con quelle degli altri;
- l’auto osservazione: il riflettere su di noi, su chi siamo e su cosa facciamo ci porta a maturare un’idea di noi e valutarci di conseguenza.
Come si forma l’autostima?
L’autostima si forma dal confronto tra la visione oggettiva di ciascuno delle proprie abilità, quello che realmente si è con quello che si vorrebbe essere.
Lo psicologo statunitense Carl Rogers nel 1951 introdusse i concetti di sé reale e di sé ideale:
- Sé reale: si riferisce a tutto ciò che si sente di rappresentare, di aver raggiunto grazie alle proprie forze e di poter raggiungere concretamente;
- Sé ideale: è tutto quello che si vorrebbe realizzare, ma che non si è sicuri di riuscire a farcela.
Secondo Carl Rogers, l’immagine di sé e il sé ideale possono essere congruenti o incongruenti.
Quando c’è congruenza vuol dire che tra i due Sé c’è una discreta quantità di sovrapposizione portando ad una sensazione di autorealizzazione e di appagamento per quello che si fa.
Una buona autostima è quindi il risultato di una buona differenza tra il Sé reale, quello che si è, e il Sé ideale, quello che si vorrebbe essere. Una buona conoscenza di sé, che permette di accettare di avere sia dei pregi che dei difetti, riconoscere i propri punti di forza e migliorare le proprie debolezze.
Quando c’è incongruenza tra Sé reale e Sè ideale le cose cambiano, innanzitutto è bene sottolineare che l’incongruenza può essere in negativo ma anche in positivo. Vi possono essere individui con un Sè ideale “gonfiato” con progetti di vita irreali non corrispondenti alla realtà, o viceversa, altri possono avere un’immagine troppo scarsa del proprio sé che li porta ad essere poco ambiziosi non credendo alle proprie potenzialità.
Una bassa concezione di se stessi, con cui ci si disistima, deriva solitamente da un gap tra ciò che si vorrebbe essere e ciò che realmente si è.
Quando il sé ideale è molto distante rispetto a quello reale, si crea una discrepanza che porta a una scarsa considerazione di se stessi e a darsi poco valore.
Nella persona con una bassa autostima si susseguono:
- emozioni di scarsa fiducia in se stessa e nel mondo;
- una spiccata difficoltà ad ascoltarsi e a individuare vissuti realistici con le proprie aspirazioni;
- una tendenza a dipendere dagli altri per la definizione del proprio valore;
- una continua ricerca del consenso degli altri e una mancanza di progettualità sulla propria vita personale, che porta a vivere uno stile comportamentale passivo anche per il timore di un rifiuto da parte degli altri.
Conclusione
Una buona autostima ci permette di stimare noi stessi, non mettere in discussione il nostro valore e, di conseguenza, assumerci responsabilità nei confronti degli altri.
Un percorso psicoterapeutico diventa importante per ritrovare i propri punti di forza e la soddisfazione di sé, la consapevolezza a livello intimo del proprio valore e la fiducia nelle proprie capacità, riconoscere i propri bisogni e le proprie emozioni per ritornare a star bene con se stessi e costruire relazioni positive con gli altri.